Fine Pena Mai

per raccontare quello che non è stato ascoltato.

I primi stadi del processo

Scritto da finepenamai.it su 16 Novembre 2008

Premesso ciò ora narrerò la mia disavventura processuale: nel 1995 mentre ero in carcere mi arriva una custodia cautelare per associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, le accuse sono mosse da due pentiti il sig. Donato Natali e il suo amico Claudio Greco, che con un fantomatico castello accusatorio mi accusavano di essere un affiliato alla S.C.U. (Sacra Corona Unita, la quarta mafia), non più esistente da anni come riferiscono i numerosi pentiti e come riferisce il fondatore, ma che le Procure Antimafia Salentine fanno vivere sempre per uno strano gioco economico, carrieristico e di potere.
Prima di proseguire il racconto spendo due parole sui pentiti o meglio sui collaboratori di giustizia, persone senza scrupoli, assassini, drogati, manipolatori e manipolati, che non posso chiamare uomini, perché un uomo si prende la responsabilità delle sue azioni, li chiamerò Giuda e chi conosce il vangelo sa bene come viene apostrofato da Gesù e dagli apostoli.
Ritornando alla vicenda vengo condannato a 18 anni, 120.000 milioni di multa, con interdizione perpetua dai pubblici uffici e legalmente durante l’esecuzione della pena e incapace di contrattare con la Pubblica Amministrazione per 5 anni e a pena espiata 3 anni di misure di sicurezza.
Verrò accusato senza nessuna prova, pagherò il traffico di droga per un viaggio mai fatto.
Le accuse mosse dai due pentiti non verranno mai riscontrate, verranno trovate le prenotazioni aeree e le registrazioni presso l’albergo di tutte le persone condannate tranne le mie.
Ma questa prova a mio favore verrà calpestata, il Pubblico Ministero sosterrà che le prenotazioni aeree per voli italiani non hanno bisogno di nominativo e che l’albergatore avrà dimenticato di registrare il mio nome.
Pagherò l’affiliazione alla mafia anche se le dichiarazioni dei pentiti saranno molto discordanti, chi dirà che sono stato affiliato in una casa, e chi dirà che la mia affiliazione è avvenuta in carcere.
Quest’ultima dichiarazione verrà fatta dopo tante udienze dal capo (pentito), che fino ad allora non aveva fatto mai il mio nome aggiungerà che per lui e per il gruppo non ho commesso mai nessun reato.
Per mia fortuna non pagherò per un’altra fornitura di droga di cui vengo accusato, perché nel periodo in cui si è verificato il fatto ero già detenuto, e qui non potevano inventare o stravolgere i fatti.
Fornirò altre prove che verranno calpestate.
Potreste pensare che stia raccontando favole, ma credetemi tutto ciò è realtà, e la mia storia processuale ne dà riscontro, avrò il modo di farla riportare sul blog, certo ci vorrà un po’ di tempo.
Allora vi chiederete come mai tutto ciò?
L’unica spiegazione che sono riuscito a darmi è che:
1)      L’odio da parte di Natali per i motivi indicati all’inizio
2)      E che ad ogni udienza chiedevo di essere sentito ribadendo la mia estraneità ai fatti contestati e mettevo in difficoltà le recite fotocopiate dei pentiti.
3)      E sicuramente il più clamoroso e che presentai delle lettere sequestrate in carcere al pentito Greco Claudio, dove si evinceva il patteggiare del pentimento con il P.M. e la denunzia delle scorrettezze dello stesso P.M. per arrestare le persone, scorrettezze sostenute da un perito fonico di Taranto. Queste lettere sono sempre in mio possesso e verranno rese pubbliche. Dopo aver presentato queste lettere verrò accusato da più pentiti usciti come funghi e che sino a quel momento non avevano fatto MAI il mio nome e sosterranno che ero vicino al gruppo criminale S.C.U.
Un’altra grande contraddizione sarà quella che una persona tossicodipendente non può far parte ASSOLUTAMENTE della S.C.U. perché non ritenuta affidabile, io ero un tossicodipendente iscritto al S.E.R.T., sono stato anche in comunità e nel periodo cui mi venivano contestati questi reati venni salvato dal Pronto Soccorso dell’Ospedale di Lecce per intossicazione acuta di oppiacei, notizia riportata anche dai giornali e TV locali, ma il Sig. P.M. disse che questo ricovero era una bugia perché aveva chiesto informazioni all’ospedale, ma io, che ormai avevo capito il gioco sporco del P.M., mandai mia madre a ritirare il referto presentandolo in aula.
Fui trovato posito all’uso di eroina durante la detenzione nell’anno ‘93, punito con 15 gg. di isolamento e rapporto disciplinare, perciò era impossibile che nessuno conoscesse la mia tossicodipendenza.
Dimenticavo, in questo processo quando ci notificarono la custodia cautelare eravamo, se non erro 47 persone, di questi non conoscevo quasi nessuno, e quelli che conoscevo era perchè abitavano nello stesso rione, ma non avevo mai frequentato.
Ci fù fatto l’abuso di non essere interrogati entro i 5 giorni, questa legittimità fù sempre rigettata dai vari Tribunali di Lecce, ma io imposi al mio avvocato di ricorrere in Cassazione a Roma, questa si riunì a Sezioni Unite e mi diede ragione scarcerandomi il 27/03/1999. Un’altra cosa di questi 47 solo 7 o 8 rimanemmo  in carcere perché gli altri scesero a compromesso con il P.M. e uscirono, affondando chi rimase in carcere.

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