Scritto da finepenamai.it su 14 Novembre 2008
Cari lettori spero che non vi siate annoiati perché ora inizierà il bello; nel 1997 mi viene notificato un avviso di garanzia per OMICIDIO, incredulo e preoccupato vivo male la mia detenzione, nel Settembre 98 il mio sistema nervoso cede, la rabbia per le cattiverie subite mi ha logorato, mi ammalo, dopo vari tentativi dei dottori del carcere e varie terapie somministrate senza esito si chiede l’intervento del C.I.M. (centro igiene mentale) che dispone il ricovero d’urgenza in ospedale con ordinanza del Sindaco, è il 10/11/1998 vengo portato in Ospedale reparto detenuti (neuro-psichiatria) vengo dimesso il 18/11 diagnosi “Paresi centrale del VII nervo cranico di sinistra, sindrome allucinosa confusionale”.
Il 10/12/1998 vengo nuovamente ricoverato con estrema urgenza nel reparto neurologico dell’Ospedale di Lecce (detenuto), vengo dimesso dopo due giorni, diagnosi “Allucinasi con distonia facciale”. Anche mia madre si ammala per il dispiacere.
Il 30/11/98 vengo trasferito presso il Centro Clinico del carcere di Bari (un lager), lo psichiatra che mi visita annota: “Disturbi dispercettivi (allucinasi visive e uditive). Rallentamento ideo-motorio con emispasma facciale destro. Rigidità di tipo extrapiramidale agli arti superiori ed inferiori. Deficit dell’attenzione, depressione del tono dell’umore”.
Nuove terapie, sono diventato una cavia. Rimango fino al 30/03/99, dopo ritornerò nel carcere di Lecce, però prima di ritornare tenterò il suicidio, mi taglierò in profondità i polsi, 8 punti di sutura al destro e 4 al sinistro, forse ero stanco di tutto o forse l’abbandono della convivente mi destabilizza, dico forse perché di tutto quel periodo non ricordo proprio niente, infatti sto riportando ciò che è riportato nelle cartelle cliniche.
Il giudice che nel frattempo celebra l’appello della causa soprariportata sospende il processo per due mesi e ordina perizia psichiatrica e neurologica, il dottore incaricato dal tribunale confermerà tutte le patologie e verrò stralciato dal processo perché non più in grado di proseguire e prendere decisioni, perciò verrò giudicato a parte quando sarò in me. Certamente a questo punto il Natali ed il P.M. si saranno rallegrati.
Ora vi chiederete perché non sono uscito dal carcere visto che la malattia lo permetteva? Di questo devo ringraziare i miei avvocati, i principi del foro di Lecce, ma di questi ne parlerò in seguito.
Ritornato a Lecce il Ministero della Giustizia D.A.P. (Dipartimento amministrazione Penitenziaria), disporrà trasferimento al carcere di Taranto per eventuale perizia psichiatrica, sono diventato un pacco postale.
Mentre sono a Taranto, un mio caro amico d’infanzia Massimo che ringrazio ancora, mi fa da piantone perché non sono in grado di gestirmi, mi arriva la scarcerazione del processo fantomatico, però rimango in carcere per gli altri reati per cui avevano arrestato, reati veramente compiuti e lo ammetto, il mio amico scrive a mia madre (lettera che conservo ancora) e, spiega al mio avvocato il da farsi, visto che c’era stato un nuovo errore da parte del Tribunale sulle pene cumulate ed aveva omesso il carcere già scontato (se uno vuole uscire non deve affidarsi mai ai propri avvocati, deve studiare e difendersi indirizzando l’avvocato sul da farsi), l’avvocato segue le direttive e così rientro nei termini dei benefici, nominerò un altro avvocato di Taranto per seguirmi in quella città, è già il 5° avvocato che nominerò in due anni (hanno dissanguato me e la famiglia).
Intanto il mio amico presenterà per conto suo un permesso per Natale che mi verrà concesso (12 giorni). Passerò Natale e Capodanno in famiglia.
Mentre mi viene concesso questo permesso il D.A.P. dispone nuovo trasferimento per nuova perizia, mi trasferiscono a Bologna, e vai pacco postale. Arrivo a Bologna giorni prima di Natale, mi ubicheranno in infermeria, piantonato a vista da due guardie, per 2 mesi, lenzuola di carta, niente cinture e lacci, niente sigarette e accendino, scoprirò poi che il carcere di Lecce mi aveva disposto la GRANDE Sorveglianza per alto indice di pericolosità (ma se non riuscivo neanche a camminare) e per gravi problemi di salute e di adattamento, soggetto a rischio suicidarlo e autolesionistico.
In quelle condizioni precarie di salute sono stato trasferito a 850 Km di distanza da casa, eppure la legge prevede che deve essere favorito il criterio di destinare i soggetti in istituti prossimi alla residenza delle famiglie, già dimenticavo le leggi sono fatte per rimanere solo sulla carta, questo è uno dei tanti abusi di potere che lo stato fa contro le persone detenute per destabilizzarle psicologicamente ostacolando il rapporto con la famiglia (rapporto sacrosanto come stabilisce la legge).
Dal 1999 al 2004 vedrò i miei genitori solo due volte, la distanza impedì il rapporto affettivo.
Questo articolo è stato pubblicato in 14 Novembre 2008 alle 11:20 ed è archiviato in 05) Avviso di garanzia.
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giuliano Scrive:
IL POTERE STA UCCIDENDO I DEBOLI COME IN PASSATO.
L’ITALIA CHE STA CERCANDO DI DIMOSTRARE VIRTUOSITA’PER IL RISPETTO DELLA LEGGE IN EUROPA NON FA ALTRO CHE SFIDUCIARE I CITTADINI ONESTI CHE SONO FACILE PREDA DELLE ISTITUZIONI NON RISPETTANDO PROPRIO QUELLO CHE E’ SCRITTO NELLA COSTITUZIONE.
E UN UOMO CHE VIVE DA SOLO QUESTA STORIA CHE HO LETTO ADESSO, LUIGI INTENDO HA POCHE SPERANZE DI RIUSCIRE A VINCERE SE NON SI ASSOCIA A LUI LA PARTE BUONA E ONESTA DELLA SOCIETA’ O SE ADDIRITTURA PERCHE’ E’ COSI’ CHE FUNZIONA, NON ABBIA LA FORTUNA DI TROVARE UNA PERSONA SENSIBILE E ONESTA COME UN GIUDICE CHE SAPPIA FARE IL SUO LAVORO.
CIAO DA GIULIANO.
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Roberto Scrive:
Caro Luigi, sono tuo cugino Roberto, il figlio di Totò e Consiglia. Finalmente ho letto il tuo blog, sono convinto e sicuro nel mio cuore della tua innocenza, anche se probabilmente hai commesso qualche errore. Spero con tutto il cuore e sono convinto che la verità verrà a galla, sto pregando per questo.
Un grande abbraccio, tuo cugino Roberto Candio.