Fine Pena Mai

per raccontare quello che non è stato ascoltato.

Permesso a Natale e Capodanno

Scritto da finepenamai.it il 12 Novembre 2008

Finalmente arriverà il giorno del permesso, i miei genitori verranno a prendermi col treno perché io da solo proprio non ci sarei riuscito, ricordo solo un caos alla stazione e sul treno, i controllori mi faranno spazio nel loro scompartimento (la brava gente esiste).
Quei 12 giorni di permesso premio ricordo di averli vissuti come un sogno, la mia famiglia e i miei parenti vicino, il tepore delle feste natalizie, qualche ricordo che riaffiorava, iniziavo pian piano a riprendermi dalle patologie, ma non perché ero ritornato libero, anche se per breve tempo, ma perché di nascosto non prendevo le medicine che gli psichiatri mi davano per sedarmi.
Ho scritto che i ricordi riaffioravano, perché da oltre un anno non ricordavo più niente, neanche che avevo dei genitori e non mi rendevo neanche conto di essere in carcere, il mio cervello era andato in tilt e tutte le medicine che mi avevano somministrato avevano fatto il resto, dalla persona forte e battagliera che ero, ora avevo paura di tutto e di tutti, anche dell’acqua che usciva dalla doccia, l’acqua che è fonte di vita.
Aggiungo un’altra parentesi sui dottori (chiamiamoli così), certo non faccio di tutta l’erba un fascio, dissero a mia madre che non mi sarei più ripreso, immaginate la disperazione di una mamma, grazie a Dio io sono qui nel pieno delle mie forze psicofisiche.
Ringrazio anche gli avvocati  che promisero che sarei uscito. L’unica uscita fù quella dei soldi dal portafoglio.

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