Fine Pena Mai

per raccontare quello che non è stato ascoltato.

Il reinserimento nella società

Scritto da finepenamai.it il 4 Novembre 2008

I permessi li alternerò tra Lecce con la mia famiglia e Bologna per conoscere la città in cui avevo deciso di stabilirmi. Una decisione sofferta perché la città natale e la propria terra rimane sempre nel cuore e perché la mia zona il Salento è una terra bellissima di grande cultura, una terra magica. Durante la detenzione la lira è stata sostituita dall’euro, non vi dico la difficoltà che trovai ad abituarmici. Non dimenticherò mai, durante i permessi, le figure da tonto che facevo quando acquistavo qualcosa, mettevo i soldi nelle mani dei creditori e aspettavo che mi dessero il resto.
Sembravo un bambino che andava a comprare le caramelle, al rientro in carcere non mi trovavo mai con i conti, mi mancavano sempre dai 30 ai 50 euro.
Non abituato al valore dell’euro dilapidavo tra elemosine e mance, non avevo mai visto tanti mendicanti per strada, compravo 2 o 3 pacchetti al giorno di sigarette perché in strada tutti me le chiedevano.
Comunque rimasi affascinato da quella città, non avevo mai visto in vita mia tanta gente girare per strada e le varie iniziative che si svolgevano.
In verità le prime volte il caos mi stordiva e mi creava panico, chi ha vissuto tanti anni in celle da 2mt. per 3 perde un po’ l’orientamento, e personalmente non sono mai riuscito ad adattarmi tra la folla.
Un’altra cosa che mi colpì è che mentre bevevo una birra in un bar chiamato “Cicileo” (vi ero entrato perché il nome mi suonava familiare) uno dei proprietari disse di conoscermi, infatti era un ragazzo di Lecce cognato di un mio amico.
In questo locale conobbi una ragazza di nome Katia, che in seguito diverrà la mia convivente fino al 7 maggio 2008 data della sentenza definitiva all’ergastolo, ma di questa ambigua donna ne parlerò in seguito.
I permessi premio andranno a buon fine ed il 16/06/2004 verrò ammesso al programma di semilibertà disposta in relazione ai progressi compiuti nel corso del trattamento e visto che c’erano le condizioni per un graduale reinserimento nella società.
Società in cui dovrò accettare di lavorare in nero e sottopagato, mi insegnerà come trasformare i cibi andati a male, mi insegnerà come dir bugie senza tradirsi, mi insegnerà che è lecito sputare nel cibo dei clienti, mi insegnerà a calpestare tutto e tutti per ottenere il proprio vantaggio, mi insegnerà a non credere nell’amicizia e nel matrimonio, mi insegnerà che per non pagare l’illecito basta essere un confidente della Polizia.
Questa cari lettori è la società che ho conosciuto, che le istituzioni mi hanno fatto conoscere, la società che doveva reinserirmi, la società di “benpensanti” e di “perbenisti” con i quali ho convissuto ed ho dovuto confrontarmi, quei benpensanti e perbenisti che sento parlare in televisione che sparano a zero ogni qualvolta un detenuto esce dal carcere con la legge Gozzini.

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