Fine Pena Mai

per raccontare quello che non è stato ascoltato.

Un nuovo trasferimento

Scritto da finepenamai.it il 2 Novembre 2008

L’infinita storia dei pacchi postali umani continua, il 13 dicembre 2008 sono stato tradotto in un nuovo istituto, la Casa Circondariale e di Reclusione di Saluzzo. Non si capisce il perché, forse per il sovraffollamento? Strano, però che abbiano fatto partire proprio me e che mi abbiano portato in questo luogo, anche perché io avevo fatto domanda di trasferimento per Bologna (mia residenza), dimenticavo la legge rimane solo sulla carta.
Io comunque ho una mia personale veduta del trasferimento e cioè che a Torino ero scomodo per il distorto andamento penitenziario. Troppi reclami (giusti), troppo ficcanaso, poco gestibile, insomma un pericolo per le malefatte dell’istituzione penitenziaria.
Nel carcere di Torino ci vorrebbe una bella ispezione, ma non di quelle fasulle o insabbiatrici, ma una vera, che metta apposto ciò che non va e ciò che costituisce reato. REATO, proprio così cari lettori, reato da parte del Servizio Sanitario, reato da parte dell’amministrazione e del corpo di polizia penitenziaria, per non parlare degli agenti fannulloni, in quel carcere ci vorrebbe il Ministro Brunetta. Per non parlare degli sprechi e delle frodi, ma questi miei reclami li leggerete nelle istanze che ho inviato alle autorità sperando che non siano cestinate, non è facile credere ad un detenuto specialmente quando combatti con organi di Stato.
Ora in questo nuovo Istituto il regime penitenziario è ancora più scandaloso, le leggi dell’ordinamento penitenziario non sono rispettate, qui non esiste niente, servizio sanitario inesistente, la cella singola prevista dalla legge per gli ergastolani è solo un sogno, termosifoni accesi solo poche ore al giorno in un luogo dove la temperatura scende al di sotto dello zero, vitto non consono alla temperatura, attività zero (eppure parliamo di un carcere di reclusione), insomma le solite contraddizioni italiane, leggi scritte ma non attuate. Si cerca il reinserimento del detenuto, ma io credo che si istighi il detenuto per non reinserirlo.
Molti diranno, sempre ti lamenti Luigi, vedi tutto distorto; molti di questi saranno quei falsi amici che avevo affianco, gente che abbassa la testa come le pecore e che pugnala alle spalle, altri saranno i lettori che ignorano certe realtà ed altri ancora saranno quelli che hanno problemi più gravi dei miei, però io ribadisco che non ho fatto niente per trovarmi in carcere e subisco abusi su abusi, ingiustizie su ingiustizie come le subiscono gli altri compagni di sventura.
Spero che i detenuti si sveglino e guardino al passato, perché quello che i detenuti degli anni 70/80 hanno conquistato con dure lotte per una vita più dignitosa e umana, ora se lo stanno facendo soffiare via con la loro indifferenza e codardia.
Questo primo reclamo che allego è stato firmato da molti (100) detenuti del carcere di Saluzzo, diversamente dai detenuti di Torino che per un loro tornaconto personale preferivano non mettersi contro l’amministrazione. Questo reclamo è stato inviato anche al Direttore Generale degli Istituti Penitenziari Franco Ionta, alle autorità giudiziarie e sanitarie in visita all’Istituto ed al Provveditorato Regionale.
Non condivido il pensiero di chi dice di pensare a me stesso  e di non prodigarmi per gli altri, perché ho già tanti problemi. E proprio questo mi ha creato sempre tanti problemi, cercare di aiutare gli altri e di essere solidale. Penso che se si penserà solo in questo modo non si cambierà mai niente.

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